16 commenti su “Quanta ignoranza in seno alla Chiesa!

  1. L’ha ribloggato su tramineraromaticoe ha commentato:
    mi sei piaciuto molto, completi il mio post sull’argomento,
    -La distorsione dei rapporti umani vista attraverso la lente cattolica è provocata da un’ignoranza secolare sui temi dell’infanzia, dello sviluppo sessuale e sentimentale del bambino. E quel che è peggio, è che molti genitori hanno cresciuto i propri figli seguendo questi tabù- ti porto da
    me, bel post

  2. Raramente ho letto “argomentazioni” così sconnesse: dalle affermazioni di un sacerdote si deduce che esse siano espressione del pensiero della Chiesa (ehm, prego citare almeno una bolla, un’enciclica, un testo teologico); dalla sua tesi sull’affettività sessuale infantile se ne deduce il contrario, la sessuofobia; da stili di vita “inumani” imposti per secoli (e fatti propri, sino a non molto tempo fa anche dalla cultura laica) non si capisce come mai questa umanità sia arrivata sin qua, in maniera persino ordinata, un miracolo evidentemente; dalla considerazione della purezza del bambino se ne deduce il disprezzo (sarebbe almeno da spiegare il passaggio logico, no?), senza contare che la “purezza” e l’innocenza dei bambini è tema quasi universalmente condiviso anche nel secolarizzato occidente.
    Mah!
    Sul controllo dell’infanzia: ma santo cielo, quale società può reggersi senza il controllo dei bambini e l’incanalamento entro la propria visione del mondo? Ma a cosa pensate che sia servita l’istituzione della scuola statale da parte dello stato laico nell’Ottocento se non alla costruzione di un’identità comune (nazione con i suoi simboli e miti, bandiera, inno, costituzione, ecc.) sin dalla tenera infanzia?
    E poi cosa sarebbe questa “ignoranza secolare sui temi dell’infanzia, dello sviluppo sessuale e sentimentale del bambino”? Un mancato riconoscimento che anche i bambini hanno una propria sessualità che va riconosciuta e supportata? Se fosse così allora avrebbe ragione il sacerdote a sostenere quanto sostiene, e non c’è ragione di criticarlo.
    In verità è la cultura laica a fornire la più forte giustificazione teorica alla pedofilia affermando l’assoluta autodeterminazione della persona in campo etico, ed anche sessuale. Ciò, assieme a quanto sosteneva la laicissima psicanalisi ed oggi la laicissima Organizzazione Mondiale della Sanità sullo sviluppo dell’affettività sessuale del bambino già dai primi mesi, pone le basi per la legittimazione della pedofilia, che mica deve essere per forza violenta.
    E se le nuove generazioni sapranno essere autenticamente laiche, cioè nichiliste, allora la pedofilia sarà coerentemente accettata, assieme a incesto, poliamore, zoofilia, ecc.
    Il sacerdote sarà pure ignorante, ma non è che qua si stia meglio….

    • Ciao Michele! Cito subito un testo, scritto da Ratzinger, in cui si sostiene che l’omosessualità si possa curare: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19861001_homosexual-persons_it.html Qui ho voluto scrivere in maniera molto stringata, comunque penso che l’insegnamento cattolico purtroppo non tenga conto della componente sentimentale e sessuale in sviluppo nei bambini e negli adolescenti. Davvero, soprattutto nelle parrocchie più tradizionaliste semplicemente si tende a negarla e a non parlarne. E questo fa malissimo! Produce solo analfabeti affettivi, schema in cui a volte mi riconosco anch’io. Per rendere possibili le scelte, prima bisogna insegnare la libertà di pensiero. E in questo la Chiesa non aiuta, anzi, credo, ostacoli. Ti ringrazio comunque per il tuo commento, domani lo leggerò meglio!
      Arianna

      • Non ho letto tutto il testo ma ho fatto ctrl+f e ho trovato che “malattia”, “terapia” non compaiono mai e cura è riferita alla cura pastorale, cioè all’assistenza spirituale. Ma anche se fosse stato scritto che era una malattia poco cambiava, visto che pure l’OMS la considerò tra le malattie fino al 1990.
        Comunque il punto è un altro e per spiegarmi riprendo il tuo commento al blog “tramineraromatico” ove scrivi che l’insegnamento che la sessualità esercitata solo per procreare porta alla generazione di analfabeti anaffettivi incapaci di relazioni stabili.
        Anzitutto noto che l’insegnamento cattolico in materia è largamente trascurato: basta leggere un qualsiasi sondaggio sull’argomento per capire come sì e no il 10% della popolazione ritiene come valide e da seguire le indicazioni della Chiesa sulla morale sessuale. Il riferimento alle parrocchie è pretestuoso: quante sono le persone, ed in particolare gli adolescenti, che le frequentano? Anche qua consiglio di leggersi qualche semplice inchiesta: di giovani che vanno in chiesa ce ne sono sempre meno e la loro educazione sessuale è influenzata da televisione e internet. Pensare che sia la Chiesa a causare tutto ciò significa non voler vedere la realtà in faccia.
        Poi osservo che qua siamo di fronte ad un caso ben più spinoso di qualche anaffettivo: insomma, gente che se ne frega la morale cattolica (non fanno sesso per procreare né all’interno del matrimonio) la quale però nel medesimo tempo è subliminalmente condizionata da questa stessa morale, che la spingerebbe a comportarsi in modo del tutto contrario a ciò che la morale cattolica insegna. Più che preoccuparsi di analfabetismo affettivo, dovremmo allibire di fronte a casi innumerevoli di disordine bipolare!
        A me ricorda tanto la favola del lupo e dell’agnello: il primo, a monte, accusa il secondo, a valle, di avvelenargli l’acqua….
        In realtà, senza compiere voli pindarici di logica, è sufficiente riconoscere che il problema dell’analfabetismo affettivo e sessuale è dovuto al fatto che, se tu insegni che la libertà è fare ciò che vuoi, che è l’opinione più diffusa a livello sociale, un analfabeta affettivo questa idea la esercita coerentemente: se io voglio godere e non legarmi sentimentalmente non sto facendo altro che praticando la mia libertà, ciò che la società mi insegna (“life is now, “soddisfa la tua sete”, ecc.) e nessuno mi può giudicare per questo.
        Insomma non si può affermare la “libertà di pensiero” (io credo che tu intenda libertà di pensiero proprio come possibilità di fare diverse esperienze, anche le più disparate, insomma come relativismo) o la libertà sessuale e poi lamentarsi degli esiti coerentissimi che ne derivano: è una contraddizione lampante.

      • 1) In quella lettera non si parla di “malattia” perché l’autore era consapevole che ciò avrebbe provocato scandalo, ma è chiaro l’intento di considerare come “problema da correggere” l’omosessualità.
        2) Il fatto che una buona fetta della popolazione ritenga valide le affermazioni della Chiesa non è una buona ragione per difenderle (un tempo pur di seguire la Chiesa si affermava che la terra era ferma e il sole si muoveva, pur essendo cosa palesemente falsa…)
        3) Nelle parrocchie di campagna/montagna moltissimi ragazzini partecipano alle attività di parrocchia, perché è l’unico luogo d incontro.
        3) Sui casi di “bipolarismo” sono perfettamente d’accordo con te! Ma sono generati proprio per la mancanza di confronto aperto.
        4) Anche i cosiddetti “libertini” non applicano il metodo giusto, ovvero quello esperienziale. Io mi riferivo a un modello dialettico di CONFRONTO su questi temi. Non dico che sia necessario provare tutte le esperienze per avere libertà di pensiero, ma dico che deve essere necessaria la libertà di confronto e dialogo. Nel 2015 vergognarsi di avere problemi o insicurezze o dubbi di tipo sentimentale o sessuale è per me incomprensibile. E quindi critico tutte le istituzioni coercitive che si oppongono a un miglioramento.

  3. Detto quanto sopra, preciso che non intendo affatto negare che nella Chiesa vi siano luoghi dove di sessualità non si parla affatto ritenendola “cosa sporca” (in realtà idea gnostica e non cattolica).
    Ciò che voglio dire è che l’analfabetismo affettivo che tu giustamente denunci è dovuto in massima parte alle idee diffuse dal pensiero laico, anche se quest’ultimo cerca, arrampicandosi sugli specchi, di negarlo, ed in minima parte alla Chiesa.

    • Ciao Michele, rieccomi! Non dico che anche negli ambienti laici non ci sia molta disinformazione a riguardo, anzi! Ma io auspicherei che, alle giuste età, ai bambini e agli adolescenti fosse data una corretta educazione sentimentale e sessuale. La Chiesa, che con varie organizzazioni e per molto tempo è stata depositaria dell’educazione dei bambini e degli adolescenti, dovrebbe modernizzarsi di più ed agevolare di più il dibattito su questi temi, senza voler a tutti i costi “monopolizzare” il dialogo, come spesso ho visto succedere. Data la eco che ha avuto la faccenda di don Gino Flaim ho preso spunto per criticare i settori della Chiesa ancora più arretrati, ma solo con intento costruttivo e non distruttivo.

  4. Dubito che si riesca, dal punto di vista fattuale, a monopolizzare il dialogo se il consenso che le tue posizioni hanno, come è il caso della Chiesa, sono assolutamente minoritarie… Impresa titanica direi.
    A meno che per “monopolizzare” non si intenda che pretenda di aver ragione: ma ciò è comune anche alle posizioni avverse a quella della Chiesa, le quali, legittimamente, pensano che sia la propria concezione della morale sessuale ad essere quella più corretta. Ed è impossibile, in punta di logica, che due posizioni opposte abbiano parimenti ragione.
    Il problema si fa più delicato quando parli di corretta educazione sentimentale e sessuale, perché la domanda spontanea è: quale è la corretta educazione sessuale? Infatti qualificarla in tal modo significa che vi sia anche un’educazione scorretta, non tanto dal punto di vista scientifico ma etico (del tipo: salta pure da un letto all’altro, non c’è alcun problema). Ora dal punto di vista laico (visto che stato e scuola si dicono laici), è impossibile dare un’educazione di tal genere perché automaticamente si preferisce una morale, diciamo più cauta, ad un’altra, diciamo più libertina: e questo è proprio ciò che è vietata dalla laicità, che impone la non discriminazione tra le varie opzioni soggettive e la non preferenza di una sulle altre.
    Pertanto bene dire che serve una corretta educazione sessuale, ma per farlo occorre capire chiaramente quali siano i valori da promuovere e mettere da parte i disvalori. Operazione che io credo impossibile, per i motivi succitati, da parte della cultura dominante, che è contraria all’insegnamento cattolico.

      • Migliorabile lo può essere sempre perché certi valori possono essere difesi con maggiori argomentazioni o presentati in forma più chiara. Se però per migliorabile intendi stravolgibile, allora è un altro discorso.

      • Non stravolgibile, ma appunto migliorabile. Ad esempio, se un ragazzo/a ha problemi a rapportarsi con l’altro sesso, non sminuire i suoi dubbi e i suoi problemi come inezie ma affrontarli seriamente.

  5. Ho letto adesso l’altro tuo commento:

    1) Non si parla di malattia né si indica come curarla, comunque concedo che la Chiesa ritenga l’orientamento omosessuale come sbagliato, né ci trovo alcuno scandalo che lo faccia: i sessi sono due e la stessa omosessualità, per come si estrinseca, è una scimmiottatura dell’eterosessualità. Hai voglia poi a dire, come fanno i gay, che l’amore non ha sesso: se è così, perché poi pretendono che la dimensione sessuale sia parte integrante e costitutiva del loro rapporto? Inoltre, se si ammette (come si fa) la liceità dell’omosessualità sulla base della libertà individuale si deve ammettere per coerenza anche incesto e poliamore (almeno): sono opzioni sessuali che non ledono nessuno.

    2) Una buona fetta della popolazione ritiene valido l’insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale? Come no…. forse nei monasteri (e lo dico senza troppe convinzioni). E comunque l’argomento vale anche al contrario: non è che se la maggioranza della popolazione ritiene che fare sesso prima del matrimonio sia giusto, allora debba essere effettivamente così.

    3) Questo può essere vero, però in che misura influenza il comportamento sessuale degli adolescenti? Suvvia, basta stare un’ora con loro per capire come la “morale sessuale” che hanno in testa sia costituita in larga misura da ciò che leggono su Internet, Mtv e i WhatsApp porno che si scambiano coi coetanei… e che quanto dice il prete/catechista conta zero o giù di lì.

    4) Beh, veramente per bipolarismo intendevo le “arrampicate sugli specchi” che si fanno quando si pretende di attribuire alla Chiesa la colpa dell’analfabetismo affettivo dei giovani, quando è ben risaputo che la loro morale sessuale viene da tutte altre fonti.

    5) Veniamo ora al confronto. Provo ad interpretarti perché non ho ben capito cosa vuoi dire. Se è valido il metodo esperienziale, allora non si può dire che i libertini hanno torto. Quella è la loro esperienza, nient’affatto basata su coercizioni (è una pura petizione di principio dire che i libertini si comportano così perché vengono da un ambiente “chiuso”: va dimostrata e non presupposta) e su quella si regolano. Con questo metodo ogni esperienza può essere legittimata, contrariamente alle tue intenzioni.
    Se poi vogliamo parlare di libertà di dialogo benissimo, a patto però che il dialogo sia veramente dialettico e cioè che ognuno metta in discussione le proprie convinzioni e si cerchi assieme la verità che deve valere per tutti. Altrimenti, se il dialogo è semplicemente la narrazione delle esperienze soggettive, e non riesco ad immaginarlo altrimenti dalle tue parole, è semplicemente un monologo a più voci e sostanzialmente inutile.

    • Io credo che ci si possa sempre venire incontro… e che soprattutto non si debba avere paura a parlare di queste tematiche, in un gruppo cattolico o meno… a me hanno insegnato che è sbagliato parlarne, e questa è la peggior cosa

      • Cosa debbo dirti? A me non ne hanno parlato (in parrocchia intendo), anche perché negli anni dell’adolescenza non ho fatto catechismo, perché la scuola era lontana da casa e tornavo tardi. Se ho conosciuto il pensiero cattolico è perché l’ho fatto autonomamente leggendo i documenti ufficiali, e non ho trovato pruderie o altro. Certo è che non ho giudicato in blocco un insegnamento a causa di una presentazione che mi è stata fatta di esso.

      • Non è una presentazione, ma sono anni di vita vissuta… ora capisco che tu non hai avuto esperienza di questo tipo di educazione. Io comunque ritengo di non aver giudicato, ma semplicemente fatto delle constatazioni.

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